domenica 19 novembre 2017

L'autunno e le stagioni della vita.



Non devo andare molto lontano per vedere i colori dell’autunno, basta guardare il mio cortile ricoperto di foglie rosse e gialle.



Sono belli i colori dell’autunno, ma non riescono a darmi la gioia che si meriterebbero.

L’autunno prelude all’inverno, una stagione con pochi colori, con gli alberi scheletrici che volgono le loro braccia nude al cielo, con le giornate piovose o nebbiose, con il freddo… Penso anche all’autunno come ad una stagione della vita, quella che comincia a sospirare sui bei ricordi del passato, dominati da sogni, speranze, vigore e fa già pensare con una certa preoccupazione all’ultima stagione, quella del declino. Successivamente non ci sarà un’altra primavera, non si avrà una rinascita come succede in natura, ma giungeranno il silenzio e l’oblio.


A questo punto, visto che la macchina che porta indietro il tempo non è ancora stata inventata, non resta che “cogliere l’attimo”, vivere il presente gustandone i lati positivi che ancora presenta e non pensare troppo al futuro, immaginando che l’inverno sia ancora molto lontano.


Ogni tanto guardo in televisione, ma mi capita anche d’incontrare persone nella mia città, che hanno effettuato interventi chirurgici per sembrare più giovani. Sinceramente non capisco dove stia la bellezza in quegli zigomi rigonfi, che sembrano nascondere due palline da tennis, o nelle labbra “a canotto”, gonfie come se fossero state punte da un calabrone. La chirurgia estetica è stata utilizzata in periodi abbastanza recenti e ancora non siamo arrivati a vedere signore “rifatte” nell’inverno della loro vita. Quel che si vede nell’autunno è comunque già abbastanza impressionante. La sorella di mia madre, alla bella età di novantasette anni, pur senza rifacimenti, ha un viso molto più fresco e gradevole di certe donne dal viso ricostruito.

Ditemi, facendo un  confronto  tra Donatella Versace, sessantadue anni, truccata e rifatta e mia zia di novantasette, al naturale e mai rifatta, chi vi sembra più bella? 

Donatella Versace, immagine tratta dal web.

 
Mia zia Teresa

In ogni caso, non mi resta che vivere questo nuovo autunno, con un po’ di malinconia verso l’estate passata e un po’ di preoccupazioni per l’inverno che arriverà. Ci sono gli alunni, sempre più vivaci, da istruire, i saggi natalizi da preparare, il sito della scuola da aggiornare, i lavori domestici da svolgere, i problemi familiari da risolvere. Tutto come sempre, come succede da tantissimi anni, ormai. L’unica novità è data dalle cure dentistiche cui mi sto sottoponendo, che mi stanno alleggerendo il portafogli in maniera impressionante. Anche queste sono un regalo dell’autunno della vita di cui farei volentieri a meno, ma devo pensare positivo e immaginare che possano regalarmi un nuovo, smagliante, sorriso.




Avanti, sempre avanti!

mercoledì 11 ottobre 2017

Giacomo, un nuovo angelo.

Questa sera ho dato il mio ultimo saluto all’ennesimo ex alunno, Giacomo, di soli ventisei anni. Prima di lui ci sono stati: Simone, ventiquattro anni; Luca, diciotto; Alessia, tredici; Anna Maria, sedici; Gianni, ventiquattro; Fabio, ventitré e, in passato, almeno altri cinque, tra cui qualcuno scomparso all’estero, di cui non ricordo esattamente l’età.
Tanti, troppi, che se ne sono andati per motivi di salute o per incidenti stradali, lasciando nelle loro famiglie un vuoto incolmabile e un dolore straziante.



Giacomo era un ragazzo speciale. Non aveva mai camminato, né parlato. Lui si esprimeva con lo sguardo e con il sorriso. Amava la musica, e le insegnanti di sostegno lo accompagnavano spesso alle mie lezioni. Gli altri ragazzi ed io riuscivamo sempre a capire il suo grado di gradimento nei riguardi dei brani musicali che suonavamo o ascoltavamo. Alcuni lo rilassavano, altri lo facevano sorridere.

Aveva due fratelli fantastici e un papà e una mamma meravigliosi, che l’hanno accudito, amato, coccolato, fino all’ultimo istante della sua vita, modificando le proprie abitudini per adattarle alle sue esigenze. Uno dei fratelli suonava per lui, l’altro gli tagliava la barba… e l’avevano anche portato a vedere il mare.

Sicuramente Giacomo ha sentito tutto l’amore che gli stava intorno e, a sua volta, ha ricambiato come ha potuto, stimolando i suoi fratelli a maturare più in fretta, a donarsi agli altri, a capire le difficoltà del prossimo e ad affrontare a pieno petto le difficoltà della vita senza mai scoraggiarsi.

In quanto a me, ogni alunno perso è una nuova spina nel cuore, un grande rimpianto, un ricordo indelebile. Li rammento tutti e mi vengono le lacrime agli occhi quando penso a loro, che erano così giovani e che avrebbero avuto ancora tanto da aspettarsi dalla vita.

Ora Giacomo è libero da quel corpo che lo teneva prigioniero. Chissà, forse la sua anima è da qualche parte che corre finalmente incontro al sole e la sua voce si sta levando forte e chiara per dire: “Grazie per avermi tanto amato e per aver fatto il possibile per rendermi felice! Vi voglio bene!”


Riposa in pace, Giacomo, e prega per noi, come solo può fare un Angelo del Signore.

mercoledì 13 settembre 2017

I sogni della Kat



Questa notte ho fatto un sogno in cui, oltre a me, erano presenti i miei genitori, mio marito ed anche i miei alunni. Stamattina lo ricordavo, ma poi è scomparso completamente dalla mente e, per quanto mi sia scervellata, non sono più riuscita a ricordarne la trama. So solo che mia madre si comportava in modo normale, non ancora affetta dall’Alzheimer che aveva caratterizzato i suoi ultimi otto anni di vita. 

Come abbia potuto coinvolgere gli alunni con i miei familiari immagino che non mi sarà più dato sapere ma, in fondo, dopo tanti anni d’insegnamento, si può proprio dire che la scuola sia la mia seconda famiglia e, probabilmente, convivono entrambe nel mio cuore.

Successivamente ho sognato di nuovo e, questa volta, ricordo tutto perfettamente. Ero in cucina, era mattina e stavo consumando la colazione. Mio padre era seduto a tavola con me, ma non mangiava, probabilmente perché si era alzato già da un po’. Dialogavamo, come tante volte avevamo fatto. Intanto lo guardavo e notavo che aveva un aspetto migliore del solito. La pelle era molto più liscia, il fisico forte  e dimostrava almeno venti o trent’anni in meno rispetto a come ricordavo ( mio padre è scomparso a novant’anni). Che meraviglia poterlo rivedere così!
Poi un pensiero mi aveva assalita: come potevo vederlo, parlargli, se era mancato otto anni fa? Allora mi trovavo in un sogno! Eppure mi sentivo perfettamente sveglia e stavo pure consumando la colazione! Tutto ciò era inspiegabile ma, sogno o no, lui era lì, con la sua dolcezza, l’amorevolezza, l’ironia, ed era bellissimo! Mi beavo nell’osservarlo, nell’ascoltarlo …


Poi mi sono svegliata, rendendomi finalmente conto che si trattava realmente di un sogno. Ma sorridevo, perché ancora una volta i miei genitori non erano mancati all’appuntamento con il mio inconscio e avevo potuto rivederli sani e sereni come quasi non ricordavo più.

 A volte, anche un sogno può rendere migliore una giornata!